5 aprile 2013

Il fallimento dello Stato



La situazione italiana appare sempre di più simile ad un vero e proprio fallimento. Ma ancor più grave, si delinea una vera e propria bancarotta fraudolenta. Una frode diretta cioè ad aggravare l’insolvenza ed a violare le legittime aspettative dei creditori. Un reato grave perpetrato per decenni da rei, ad oggi impuniti. Sotto gli occhi di tanti, con la complicità di molti, con la compiacenza di vasti settori.
Una vera e propria regia diffusa, riposta nelle menti e nelle azioni di qualche centinaio di persone (segretari e dirigenti di partito, dirigenti d’azienda, esponenti della criminalità, etc.) con la complicità di altre centinaia di persone che hanno rivestito posizioni apicali e snodali fondamentali nella pubblica amministrazione e non (si pensi alle categorie dei giornalisti, dei magistrati, dei banchieri come dimostrano vari processi pendenti). Il tutto condito con ampie dosi di massoneria, familismo, servilismo. Pizzichi abbondanti di avidità, profitti personali, immoralità, disprezzo, arroganza, istinto delinquenziale allo stato puro.

Il quadro finale è veramente impressionante. La decadenza della società italiana potrebbe essere rappresentata oggi – dopo una sorta di bombardamento intenso e durevole – dal quadro di Guernica.
Per osservare tutto ciò non occorre avere gli occhi di un qualunquista. Basta guardare con gli occhi di un bambino che si affaccia al futuro, con le speranze e le aspettative che gli spettano di diritto.
Un Paese devastato, saccheggiato, impoverito, iracondo, sfiduciato, agonizzante, ridondante. Patetico, incapace, mediocre. Ostaggio dei banditi che così l’hanno ridotto, alla mercé della criminalità organizzata dentro e fuori dal Palazzo.
Eppure dotato di risorse straordinarie: creatività, arte, cultura (soprattutto dei fasti che furono), intelligenze, passione.
 
Come uscire dalle sabbie mobili? Non c’è una ricetta miracolosa ma posso indicare quali possano essere gli ingredienti perlomeno indispensabili. 

Il primo è la consapevolezza. Senza consapevolezza non si ha la forza di cambiare. E mi pare finalmente che l’opinione pubblica, forse perché ridotti noi allo stremo, abbia compreso come la situazione sia di estrema gravità e a chi si debba tutto ciò. Certo, l’esito del voto dimostrerebbe come tale consapevolezza non sia così diffusa, avendo prevalso il conservatorismo. Ma il seme del cambiamento è diffuso.

Il secondo è l’accertamento della responsabilità e su tale versante siamo ancora ben distanti posto che per giungervi occorre una magistratura veramente libera, indipendente ed efficiente. Mentre oggi non abbiamo alcuna di queste 3 condizioni. Non è libera, poiché avviluppata nei correntismi e consociativismi. Non è indipendente, perché costantemente invasa dall’esecutivo e dalla politica. Non è efficiente, perché la giustizia italiana è tra gli ultimi posti al mondo. E’ invece fondamentale accertare di chi siano le responsabilità, punire adeguatamente e recuperare il maltolto (disquisiamo di decine e decine di miliardi di euro, mica di bruscolini). Diversamente si continuerà ad alimentare il credo dell’impunità che tanti danni ha causato al sistema Italia, innaffiando lo sgretolamento morale.

Il terzo è la tabula rasa che deve necessariamente intervenire, per estirpare la diffusa gramigna che ammorba ogni settore della società civile. Dunque, una nuova classe dirigente, assunta esclusivamente per meriti, costantemente valutata, non autoreferenziale. Pertanto, una classe politica che abbia limiti di mandato e temporali poiché la politica inquina ed è un servigio al Paese, non agli interessi di qualcuno.

Il quarto è la completa riscrittura del patto sociale tra Stato e cittadini – oramai in Italia frantumatosi -, con il primo al servizio dei secondi e non viceversa, come da tempo perdura. E’ necessaria la riscrittura di buona parte dell’impianto legislativo (poche leggi ma buone, soprattutto comprensibili dall’uomo medio), con una giustizia efficiente, con un fisco equo e solidale, con un sistema di legalità certo e moderno, con un sistema di istruzione all’avanguardia, con un patrimonio culturale, artistico e ambientale che divenga il volano del rilancio del Paese. Serve ricostruire i diritti fondamentali ed anche quelli non fondamentali, oramai espropriati o sospesi da uno Stato di grave illegalità sostanziale che ha generato mostruosità aberranti quali un fisco iniquo, aggressivo ed invasivo; una giustizia ingiusta e offerta solo ai più abbienti; un diritto alla disoccupazione; il diritto al voto passivo (subisci ciò che ti offre l’oligarchia dei partiti). E la lista potrebbe essere infinita. 
Dobbiamo depennarla. Ora.
 
*  blog su ilfattoquotidiano.it , | 4 aprile 2013

Marcello Adriano Mazzola è avvocato, rappresentante istituzionale avvocatura. Esercita a Milano con riferimento alla materia del diritto ambientale e della tutela della persona, nei settori del diritto civile e del diritto amministrativo. Membro fondatore dell’associazione Cendon & Partner e del Consiglio di Direzione della Rivista Giuridica dell’Ambiente - Giuffrè e di Personaedanno.it (Rivista diretta dal Prof. Paolo Cendon ).  

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