29 dicembre 2016

Dopo la visita della Pinotti, Fincantieri propone ai sauditi navi da guerra



 di Giorgio Beretta  *

Siamo stati tra i primi a darne notizia su Unimondo. Lei, o meglio il suo Ministero, lo aveva subito smentito minacciando querele. A loro dire la visita a Riyad e i colloqui col principe saudita e ministro della Difesa sarebbero stati solo “politico istituzionali”. Niente di commerciale né trattative per nuovi “accordi navali”. Lo aveva pure ribadito in parlamento. Ieri sera è arrivata una clamorosa smentita. Una nota stampa del sito di intelligence militare “Tactical News” annuncia infatti che il Vice Principe ereditario e ministro della Difesa saudita, Mohammed bin Salman bin Abdulaziz, ha ricevuto “offerte da Fincantieri per navi militari, tra cui fregate e corvette”. Nel presentare la notizia, il sito mette in bella mostra proprio la foto della recente visita della ministra Pinotti a Riyad. Ci aspettiamo ora che la ministra genovese, dove Fincantieri ha il principale impianto di fabbricazione di navi militari, smentisca in Parlamento di aver parlato col principe saudita di “accordi militari”. Per i “contratti”, si sa, ci vuole un po’ più di tempo. La concorrenza con altri paesi europei – con i quali la retorica corrente parla di “cooperazione” – è agguerrita, ma i recenti contratti militari miliardari col il Qatar lasciano intendere che quanto si muove il “Sistema Paese” (che poi altro non è che la somma di Finmeccanica (Leonardo), Fincantieri, ministeri vari con la copertura finanziaria della Cassa depositi e prestiti e la benedizione di Confindustria) questi affari si riesce a strapparli ai concorrenti europei. Grazie anche alla cortina di silenzio che i maggiori media nazionali stendono sui crimini che i sauditi compiono non solo a casa loro ma soprattutto in Yemen.

Rete Disarmo interpella Gentiloni
E proprio riguardo alle forniture militari italiane a Riyad, Rete Disarmo ha emesso oggi un comunicato per chiedere al neo presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni Silveri, di seguire l’esempio dell’amministrazione Obama e sospendere l’invio di bombe ai sauditi.
Nei giorni scorsi, infatti l’amministrazione USA ha sospeso l’invio di diversi sistemi militari a Riyad a causa dei bombardamenti sauditi sui civili in Yemen. “Il governo Gentiloni – si legge nella nota diffusa da Rete Disarmo – interrompa subito le forniture dei sistemi militari che vengono impiegati dalle forze armate saudite e dai suoi alleati nel conflitto in Yemen, in particolare le bombe aeree che hanno già causato migliaia di morti tra la popolazione civile di quel martoriato paese”.
La richiesta arriva dopo i numerosi precedenti appelli inascoltati dal Governo Renzi e – come detto – a seguito della decisione dell’amministrazione Obama di sospendere l’invio a Ryad di “bombe aeree” e di “munizionamento di precisione” del valore di centinaia di migliaia di dollari: sistemi militari che sono la principale causa di vittime dei bombardamenti, spesso indiscriminati, dell’aeronautica militare saudita. Proprio la preoccupazione per le migliaia di morti tra i civili – oltre 4mila secondo le Nazioni Unite – è alla base del cambio di direzione della Casa Bianca che negli ultimi anni ha approvato forniture militari a Riyad del valore di miliardi di dollari.
Bombardamenti ripetutamente condannati dal Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ma di cui non c’è traccia nei colloqui di ottobre tra la ministra Pinotti e il suo omologo saudita: per il Ministero della Difesa il conflitto in Yemen semplicemente non esiste. Anzi secondo il nostro ministero, “L’Italia guarda con grande interesse al ruolo dell’Arabia Saudita, per la stabilità della regione, e al rafforzamento dei rapporti bilaterali tra i due paesi”.

Nuove forniture di bombe per i sauditi
“Dal nostro Paese – ha commentato l’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa (OPAL) di Bresciacontinuano a partire carichi di bombe aeree per rifornire la Royal Saudi Air Force. L’ultimo carico, con oltre 3.000 bombe, è partito in gran segreto alcuni giorni fa dal porto canale di Cagliari: riteniamo si tratti anche questa volta di bombe aeree del tipo MK80 prodotte dalla RWM Italia, azienda del gruppo tedesco Rheinmetall, con sede legale a Ghedi (Brescia) e fabbrica a Domusnovas in Sardegna. Lo scorso ottobre l’allora Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni per la prima volta ha ammesso, in risposta ad una interrogazione parlamentare, che alla RWM Italia sono state rilasciate licenze di esportazione per l’Arabia Saudita”.
La responsabilità del rilascio delle licenze di esportazione ricade sull’Unità per le Autorizzazioni di Materiali d’Armamento (UAMA), Autorità nazionale incardinata presso il Ministero degli Esteri e della Cooperazione e che fa riferimento direttamente al Ministro. Ma nel percorso di valutazione per tale rilascio incidono con ruoli stabiliti dalla legge i pareri di vari Ministeri, tra cui soprattutto il Ministero della Difesa. Va inoltre ricordata la presenza di un accordo di cooperazione militare sottoscritto dall’Italia con l’Arabia Saudita (firmato nel 2007 e ratificato con la Legge 97/09 del 10 luglio 2009) che prevede un rinnovo tacito ogni cinque anni, e grazie al quale si garantisce una via preferenziale di collaborazione tra i due Paesi in questo settore, comprese le forniture di armi.

Le preoccupazioni di Rete Disarmo
Da tempo la Rete Italiana per il Disarmo esprime la propria preoccupazione per il crescente supporto di diversi dicasteri alle industrie militari italiane a favore delle esportazioni di armamenti. “Al nuovo Governo – commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo – chiediamo di dare un chiaro segnale di discontinuità e di rivedere le autorizzazioni all’esportazioni di sistemi militari verso Ryad. La legge italiana 185 del 1990 che regolamenta questa materia afferma infatti che le esportazioni di armamenti sono vietate non solo come ovvio e già automatico verso le nazioni sotto embargo internazionale ma anche ai Paesi in stato di conflitto armato e la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione della Repubblica lasciata intoccata dal recente Referendum”.
La Rete Italiana per il Disarmo nei prossimi giorni chiederà di incontrare il Ministro degli Esteri, Angelino Alfano invitandolo a farsi promotore, in sede di Consiglio europeo, di passi concreti per attuare la risoluzione con la quale il Parlamento europeo lo scorso febbraio ha chiesto ai Paesi membri di sospendere l’invio di armamenti all’Arabia Saudita in considerazione delle gravi violazioni del diritto umanitario causate dai bombardamenti indiscriminati in Yemen. C’è da augurarsi che il neo ministro degli Esteri, Angelino Alfano, non faccia orecchie da mercante come il suo predecessore.

P.S.: Per aggiudicarsi dei contratti, non basta una lettera né un depliant. Per questo la Marina Militare ha inviato in mostra ai sauditi la Fregata Europea Multi Missione (FREMM) Carabiniere per "promuovere ad ampio spettro le eccellenze italiane". Il tutto, come al solito, ammantato di "dialogo e cooperazione nonché di Maritime Capacity Building" e di "una importante valenza nel campo dell'assistenza e supporto umanitario".

 * da unimondo.org , 15 Dicembre 2016

nella foto: ( ©MinisteroDifesa ): la ministra Pinotti con il ministro della Difesa saudita

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