25 marzo 2017

Il primo bimestre e il calo della quota delle rinnovabili sulla domanda elettrica



Il peso delle rinnovabili in Italia sulla richiesta elettrica continua a fare dei passi indietro. La generazione da rinnovabili cala anche in termini assoluti, soprattutto per la scarsa produzione da idroelettrico che le altre rinnovabili non riescono a sopperire. Cresce al contempo il termoelettrico.

Redazione QualEnergia.it , 21 marzo 2017

La domanda elettrica a febbraio è stata inferiore del 3% rispetto allo stesso mese del 2016. Considerando il primo bimestre del 2017, si registra invece un aumento dell’1% dei consumi. Questi alcuni dati presenti nel report mensile di Terna (pdf).

A febbraio le fonti rinnovabili hanno coperto il 30,9% della produzione nazionale e il 27,2% della domanda elettrica. La produzione interna ha un segno più che positivo, +3,1%  mese su mese, e addirittura di +10,6% per il periodo gennaio-febbraio. Finora nel 2017 la produzione totale netta ha soddisfatto per l'88% della richiesta di energia elettrica nazionale. Il grosso della copertura di tale produzione nazionale è stato soddisfatto dal termoelettrico: +16,5% nei primi due mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2016. Nel complesso, nel solo mese di febbraio le rinnovabili hanno prodotto circa 1,1 TWh in meno di un anno fa. In forte diminuzione la produzione da eolico (-30%) e da idroelettrico (-14%). Nei primi due mesi invece il calo della generazione elettrica da fonte pulita è del 4,7% (quasi 700 GWh in meno). Il fotovoltaico nei primi due mesi dell’anno ha generato il 5% in più di un anno fa (circa +109 GWh). Nel complesso le rinnovabili elettriche producono meno anche del primo biennio del 2015 (erano a circa 16 TWh contro gli attuali 14,5) e del 2014 (superavano i 17 TWh), favorite all'epoca dal notevole contributo dell’idroelettrico, che però le altre fonti pulite non sono riuscite finora a sopperire.

Le rinnovabili dal 1° gennaio al 28 febbraio 2017 hanno coperto il 29,6% della produzione interna e il 27,4% dei consumi elettrici. Queste percentuali nel 2016 erano, rispettivamente, del 34,3% e del 29%.
Ma come si può vedere dal grafico, nel primo bimestre la quota sulla domanda era anche ben più elevata nei due anni precedenti.


Insomma, vista la permanente scarsa produzione idroelettrica (anche se quest'anno finora in leggera crescita sul 2016, +3%), il peso delle fonti pulite in Italia sulla richiesta di energia elettrica continua a fare dei passi indietro.

Redazione QualEnergia.it   21 marzo 2017

24 marzo 2017

Grandi regali ai petrolieri nel decreto proposto dal governo a Regioni e Parlamento per la nuova V.I.A.




Comunicato stampa

ESCAMOTAGE PER NON FAR SMONTARE PIATTAFORME E RELATIVI GASDOTTI E OLEODOTTI SOTTOMARINI A FINE VITA: VANTAGGIO DI CENTINAIA DI MILIONI DI EURO PER LE MULTINAZIONALI

Prospezione in mare con airgun e coltivazione di idrocarburi in mare e a terra con produzione fino a 182.500 tonnellate di petrolio o 182,5 milioni di Mc di gas annua non faranno la V.I.A. obbligatoria. Si deciderà caso per caso se andare a V.I.A. senza alcun contraddittorio con cittadini ed enti locali.

Associazioni, movimenti e comitati a Regioni e Parlamentari: cambiare radicalmente il Decreto. 


Il Governo ha trasformato la bozza di Decreto per il recepimento della nuova direttiva VIA comunitaria appena inviato in Parlamento in un mega-regalo per i petrolieri mettendo il bavaglio ai cittadini e agli enti locali su decine di progetti e permettendo di non smantellare le piattaforme e i relativi gasdotti e oleodotti in mare. Infatti nella proposta governativa si nasconde una miriade di favori grandi e piccoli alle multinazionali. Alcuni di questi riguardano tutti i progetti, come la V.I.A. "in sanatoria", alla quale potranno accedere tutti, anche i petrolieri. Idem la norma pazzesca ed anticostituzionale secondo la quale i cantieri e le attività potranno continuare pure se si scopre che un'opera non ha fatto la V.I.A. oppure se un ente locale o un'associazione vince al TAR facendo decadere il parere favorevole.

Oggi però vogliamo concentrarci sui regali specificatamente inventati dal Governo a favore dei petrolieri.In primo luogo all'Art.25, "Disposizioni attuative" si prevede un escamotage per evitare a fine produzione alle multinazionali di dover smontare le piattaforme oggi esistenti (o quelle ancora da costruire) nonché gasdotti e oleodotti sottomarini a queste connessi. Infatti al comma 6 si prevede un Decreto del Ministro dello Sviluppo, di concerto con il Ministro dell'Ambiente, con semplice parere della Conferenza tra stato e regioni, con cui si prevedono le "linee guida per la dismissione mineraria o destinazione ad altri usi delle piattaforme per la coltivazione di idrocarburi in mare e delle infrastrutture connesse". Già immaginiamo i mille e fantasiosi usi che verranno proposti per queste strutture. Un vantaggio di centinaia di milioni di euro, visto che ci sono decine di piattaforme da smantellare e centinaia di chilometri di tubazioni posate sul fondo marino da bonificare. Materiali che rilasciano sostanze nell'ambiente.

Veniamo ora alle procedure sui progetti petroliferi da approvare e al bavaglio previsto per cittadini ed enti locali su molteplici progetti, alcuni dei quali già in corso di autorizzazione con forte opposizione sul territorio. Attualmente il Testo Unico dell'Ambiente D.lgs.152/2006 prevede che tutte le attività del settore siano sottoposte direttamente a Valutazione di Impatto Ambientale, dalla prospezione in mare con la tecnica dell'airgun fino alla coltivazione dei giacimenti, passando per lo scavo dei pozzi, con una fase pubblica di 60 giorni per cittadini ed enti locali per depositare osservazioni. Sui progetti di airgun, ad esempio, ci sono sempre decine di osservazioni di enti e associazioni e un dibattito fortissimo. Proprio come deve avvenire in uno stato democratico avanzato! Le direttive comunitarie sulla VIA che si sono succedute, compresa l'ultima, la 52/2014/UE, hanno previsto due liste di progetti. Quelli inseriti nella prima devono sempre fare da subito la V.I.A. completa. Per quelli inseriti nella seconda la Direttiva demanda allo Stato membro di decidere se fare direttamente la V.I.A. o effettuare prima una verifica di assoggettabilità a V.I.A. (screening) sulla base delle condizioni specifiche del proprio territorio e anche della sensibilità della popolazione sugli specifici temi. In Italia sulla questione petrolifera negli ultimi anni c'è stata una fortissima mobilitazione di enti e cittadini.In un paese estremamente vulnerabile per i rischi ambientali, da quello sismico a quello idrogeologico, con problemi rilevanti per la qualità dell'aria e dell'acqua, con una densità di popolazione molta alta, beni artistici diffusi, in un territorio unico per le produzioni enogastronomiche, uno si aspetterebbe la massima cautela. Per una volta era accaduto! Infatti si è optato per un regime rigoroso e cautelativo, sottoponendo anche alcuni progetti della seconda lista, le prospezioni con airgun o esplosivi, e tutti i progetti di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, a V.I.A. diretta.

Oggi il Governo, modificando gli allegati del Testo Unico dell'Ambiente (art.22 della bozza di decreto), sceglie di abbassare le tutele invece di confermarle o aumentarle scegliendo per decine di progetti di fare prima lo screening, togliendo pure il contraddittorio con cittadini, associazioni ed enti locali. Il mix delle nuove norme rischia infatti di essere micidiale. Tutte le prospezioni, sia con airgun in mare sia con esplosivi, e i progetti petroliferi di coltivazione di giacimenti con produzione fino a 182.500 tonnellate di petrolio o 182 milioni di Mc di gas annua, cioè praticamente la gran parte di quelli del paese, invece di fare la V.I.A. come avviene oggi potranno partire con il semplice screening. Inoltre, mentre oggi per questo tipo di procedura il proponente deve depositare i documenti del progetto preliminare e uno studio preliminare ambientale, seguiti da una fase di 45 giorni per le osservazioni del pubblico, con il nuovo Decreto (Art.8 della bozza) scomparirà la fase delle osservazioni del pubblico e dovrà essere pubblicato esclusivamente lo Studio preliminare Ambientale (di solito alcune decine di generiche paginette) e non gli elaborati progettuali.

Solo eventuali nuovi pozzi dovranno fare la V.I.A. diretta. Esistono numerosi giacimenti in cui i pozzi sono stati scavati nel passato e vi è la procedura di V.I.A. in corso per la sola coltivazione. Ad esempio, a Comacchio, a S. Maria Nuova nelle Marche oppure a Bomba in Abruzzo. Non è che siccome i pozzi ci sono già non esistono più problemi ambientali potenziali derivanti dalla coltivazione del giacimento. Anzi! La fase estrattiva può avere effetti enormi in aree densamente abitate e delicate dal punto di vista ambientale (Comacchio è sito UNESCO!), dalla subsidenza alla sismicità indotta, passando per la modifica della qualità delle acque, alla gestione dei rifiuti prodotti. Le sole acque di produzione possono ammontare a milioni di mc. Ecco, le nuove procedure per questi progetti partiranno dal solo screening senza contraddittorio mentre le procedure di V.I.A. già in essere potranno essere pure riconvertite nel procedimento più favorevole! Il Decreto prevede l'obbligo di dare una risposta sulla necessità o meno della V.I.A. completa entro 60 giorni dal deposito. Quindi la decisione del Ministero dell'Ambiente potrà avvenire anche entro un'ora senza che nessun cittadino o ente locale possa avere anche solo il tempo per accorgersi del deposito del progetto. Una procedura totalmente illegittima in quanto la Convenzione di Aarhus, ratificata dall'Unione Europea e dall'Italia con la legge 108/2001, prevede che per tutti i progetti, anche non sottoposti a V.I.A., che possono avere impatti potenziali sull'ambiente, deve essere assicurata la possibilità e tempi congrui per il deposito di osservazioni da parte dei cittadini.

Ovviamente chiediamo alle regioni che dovranno dare il parere alla Conferenza Stato-Regioni e ai parlamentari di aprire immediatamente un fronte con il Governo affinchè la tutela ambientale e sanitaria risponda a principi rigorosi con alti standard di qualità e non vi siano escamotage o giochi al ribasso assicurando il diritto dei cittadini e degli enti
 di partecipare alla definizione del futuro del proprio territorio.
Qui il link alla bozza di Decreto: 

http://www.camera.it/leg17/682?atto=401&tipoAtto=Atto&leg=17&tab=2#inizio

Prime adesioni:
Organizzazioni nazionali:
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA,  COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV,  ASSOCIAZIONE MEDITERRANEA PER LA NATURA ONLUS, GRUPPO D'INTERVENTO GIURIDICO ONLUS, RETE NAZIONALE NO GEOTERMIA ELETTRICA SPECULATIVA ED INQUINANTE, ASSOCIAZIONE ANTIMAFIE RITA ATRIA, PEACELINK,
NUOVO SENSO CIVICO ONLUS ALTURA


Organizzazioni territoriali

COMITATI AMBIENTALISTI LOMBARDIA, COLLETTIVO ALTREMENTI VALLE PELIGNA, LIPU ABRUZZO, CAST (Comitato Ambiente Salute e Territorio), ASSOCIAZIONE AMBIENTE E SALUTE NEL PICENO, ABRUZZO BENI COMUNI, COMITATI CITTADINI PER L'AMBIENTE DI SULMONA, PESCARA PUNTO ZERO, FORUM ABRUZZESE DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA, STAZIONE ORNITOLOGICA ABRUZZESE ONLUS, COMITATO CONTRO LO STOCCAGGIO DI SAN MARTINO SULLA MARRUCINA, COORDINAMENTO DEI COMITATI "NO ELETTRODOTTO VILLANOVA-GISSI-FOGGIA", COMITATO NO POWERCROP, SALVIAMO L'ORSO, CIRCOLO VALORIZZAZIONE TERRE PUBBLICHE, COMITATO "LA DIFESA", COMITATO NO INCENERITORE VAL DI SANGRO, SALVIAMO LA PIANAGRUPPO MAMME DI CASTENEDOLO (BS), ASSOCIAZIONE "I CITTADINI" - VILLAFRANCA TIRRENA


Info: 3683188739    e-mail:segreteriah2oabruzzo@gmail.com